Impronte è un laboratorio politico aperto ai contributi delle persone che vogliono partecipare attivamente e pensare, proporre e realizzare una gestione più sostenibile del nostro territorio, che metta al centro la qualità della vita, la difesa dell'ambiente in cui viviamo, per consegnare alle future generazioni un territorio più vivibile.
per contattarci: impronte@lillinet.org o tel. 338 94 63 352

06 febbraio 2010

salute migranti!

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Bertolt Brecht (o Martin Niemoller)


Ci risiamo. Ancora una volta la Lega Nord del Trentino, incurante della realtà dei fatti, decide che la soluzione di molti problemi è prendersela con gli immigrati. E' del 30 gennaio la proposta, l'ultima, dei consiglieri provinciali della Lega di “sottoporre sistematicamente tutti gli immigrati ad esame sanitario e psichiatrico”. E ciò non può che suscitare in me una forte sensazione di risentimento ed indignazione perché i consiglieri provinciali della Lega, così facendo, ed ignorando completamente sia le norme esistenti sia i dati che rappresentano la realtà, non fanno altro che additare sul diverso (da chi poi?) pregiudizi e falsità.
I dati nazionali (consultabili facilmente sul sito della Società Italiana Medicina Migrazioni – www.simmweb.it) ci dicono infatti che gli immigrati arrivano in Italia sani, non ammalati, e che eventuali problemi sanitari arrivano nel corso della permanenza in Italia, spesso dovuti alle difficili condizioni di vita e di lavoro.
E' poi fondamentale ricordare infatti che le due principali motivazioni dei ricoveri ospedalieri di persone straniere in Italia sono relative al parto (per le donne, ovviamente) ed ai traumi (per gli uomini, spesso per infortuni sul lavoro, probabilmente a causa di condizioni di lavoro maggiormente rischiose). Nessuna malattia esotica quindi come causa degli accessi all'ospedale, bensì natalità e occupazione nei settori meno ambiti.
Per completare l'approfondimento si può aggiungere inoltre che nel 2004 il totale dei ricoveri ospedalieri degli immigrati arrivava appena al 3,8% del totale nazionale (sempre da www.simmweb.it), percentuale ben al di sotto di quella relativa alla presenza stessa degli immigrati in Italia, a dimostrazione quindi di uno stato di salute decisamente migliore di noi italiani.
La Lega ignora inoltre che la nostra Costituzione sancisce all'art.32 che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario”, principio che stronca di fatto la proposta leghista, che si connota quindi come mera azione provocatoria.

nicola.pedergnana@livecom.it

legittimo impedimento?

01 febbraio 2010

Dal PIL alla FIL


Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.
Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

[Robert Kennedy 18 Marzo 1968]

Non ho trovato parole migliori di queste per iniziare questa mia riflessione con la quale vorrei accennare alcuni pensieri sul metro di misurazione del nostro benessere che va per la maggiore, quello appunto del PIL-Prodotto Interno Lordo.

Il PIL misura infatti il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all'interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l'anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette) e quindi misura in teoria lo stato di salute della nostra economia, cioè quanto produciamo.
Un modello di questo tipo si centra quindi sul fatto che più la produzione aumenta più aumenta la capacità di acquisto, con essa il nostro potere economico e con esso il nostro benessere economico. Il problema è che noi abbiamo quindi associato il benessere economico (e via via gli altri passaggi) al nostro benessere individuale e complessivo, escludendo da questo concetto di benessere, come dice Kennedy tutto eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Ci siamo trasformati quindi da HOMO SAPIENS in HOMO ECONOMICUS, ovvero in soggetti che cercano di massimizzare al massimo la propria soddisfazione utilizzando al meglio le proprie risorse, analizzando e prevedendo le scelte più corrette per la massimizzazione, ragionando per preferenze logiche in sequenza.

Ora, mi rendo conto che il ragionamento è complesso e ampio da sviluppare, ma vorrei solo far notare che un approccio di questo tipo (che a mio avviso rispecchia abbastanza quello che siamo) non pone al centro i bisogni complessivi dell'individuo, né in sul piano dei rapporti personali, né su quello del pensiero di tutela degli individui da parte della collettività.
Lo sviluppo economico ha permesso a molti di noi (in questa parte del mondo), di non dover più lottare per sopravvivere, di avere molte possibilità di spostamento, di cultura, ha amplificato notevolmente le nostre possibilità di comunicazione. Ma non so se ci ha fatto più felici, mentre sicuramente so che non ha fatto più felici tutti coloro su cui il nostro modello di sviluppo poggia (il cosiddetto Sud del Mondo), né l'ambiente che ci circonda che stiamo lentamente divorando in nome del nostro modello di sviluppo, con i problemi ormai tristemente noti a tutti.

Allora mi piacerebbe pensare all'introduzione, a fianco o in sostituzione del PIL, del concetto di FIL ovvero della Felicità Interna Lorda, come nuovo pensiero di misurazione del nostro benessere, che consideri i nostri valori, le nostre relazioni, le cose che ci sono care e importanti, per le quali vorremmo avere il tempo. Concludo riportando che si tratta di un concetto tanto caro, tra gli altri, al Dalai Lama, che così lo commenta:

«Come buddhista, sono convinto che il fine della nostra vita è quello di superare la sofferenza e di raggiungere la felicità. Per felicità però non intendo solamente il piacere effimero che deriva esclusivamente dai piaceri materiali. Penso ad una felicità duratura che si raggiunge da una completa trasformazione della mente e che può essere ottenuta coltivando la compassione, la pazienza e la saggezza. Allo stesso tempo, a livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità».

17 gennaio 2010

Solo PIL?


Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.
Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

[Robert Kennedy 18 Marzo 1968]

14 gennaio 2010

Centro commerciale, autogoverno, salute e coerenza.

Come cittadini quanto meno perplessi sull'opportunità di realizzare un centro commerciale a Lavis e sicuramente indignati per i modi in cui l'amministrazione comunale ha creato i presupposti urbanistici per mettere i privati interessati all'operazione nelle condizioni di agire, ci siamo interrogati se non fosse applicabile nei nostri confronti una sorta di culpa in vigilando proprio rispetto all'operato della giunta comunale. Ebbene, escluso in modo abbastanza agevole ed inequivocabile che nel programma elettorale del centrodestra autonomista per la consiliatura 2004-2010 fosse anche solo menzionata la possibilità di edificare a Lavis un centro commerciale, ci siamo altresì imbattuti in alcuni significativi propositi programmatici che qui riportiamo e che ci alleggeriscono ulteriormente la coscienza, in quanto in linea con le nostre posizioni:
potenziamento delle agevolazioni economiche per piccoli esercizi commerciali e attività di impresa nelle valli.
potenziamento dei contributi per la conservazione e lo sviluppo del paesaggio e dei suoi elementi caratteristici nelle zone periferiche
.

Crediamo infatti che tali principi vadano nella direzione della valorizzazione del territorio locale e delle comunità periferiche al fine proprio di favorire una buona gestione del territorio stesso e la sopravvivenza di forme di economia “locali” e di “piccola taglia”: azioni, tutte queste, che favoriscono quindi un maggior senso di appartenenza dei cittadini stessi. Ma non solo, eccone un altro, molto significativo:
preferenza nel sistema di incentivazione per imprese con legame al territorio.

e ancora
ispirazione della propria azione politica ai valori dell'autonomia politica e culturale, del federalismo e dell'autogoverno, quali tradizionali valori comuni della popolazione trentina

A tutto ciò aggiungiamo noi che l'autogoverno, quando attuato con senso di responsabilità e accompagnato da una visione sovra-territoriale, rappresenta un valido strumento di gestione dello sviluppo locale, in grado, dove opportunamente attuato, di promuovere la partecipazione dei cittadini e di sviluppare in questi un alto senso di appartenenza al territorio e positivo riconoscimento dei nostri valori e delle nostre tradizioni.

Peccato che tali assunti provengano dai principi fondanti e dal programma del P.A.T.T. (www.patt.tn.it) che a Lavis è forza di governo e massima espressione della rappresentanza dei cittadini attraverso il sindaco e che ci ha calato dall'alto senza che nessuno sapesse (“autogoverno, valore della popolazione trentina”), il progetto di un mega centro commerciale da 20.000 mq, con spropositato impatto ambientale sul piano dell'inquinamento e dei consumi (“conservazione del paesaggio”), che farà probabilmente chiudere i servizi commerciali del nostro centro storico (“potenziamento delle agevolazioni economiche per piccoli esercizi commerciali e attività di impresa nelle valli”) e dove troveranno posto un bel cinema multisala e, pare, un servizio di ristorazione di una nota catena americana di patatine ed hamburger (tipico trentino, “incentivazione per imprese con legame al territorio”).

Come se non bastasse si prevede l'afflusso di oltre 4.000 auto al giorno ed un apertura dei servizi del nuovo centro dal mattino presto fino a tarda ora, quindi con un alto livello di inquinamento acustico, luminoso, ma soprattutto atmosferico.
E' probabile poi che i negozi del centro storico di Lavis, con tanta meravigliosa abbondanza, chiuderanno ben presto i battenti: a quel punto verrà impoverita ulteriormente la vita sociale del nostro abitato e verranno danneggiati certamente tutti coloro che, per un motivo o per l'altro, non possono avere a disposizione un'automobile per andare a fare la spesa.
Questioni significative sul piano sociale e sanitario che però evidentemente non meritano approfondimenti dal rappresentante politico che abbiamo eletto e che dovrebbe proprio preoccuparsi di tali nostri interessi, l'assessore alla sanità e politiche sociali Lorenzoni, che fino ad oggi su questo centro commerciale ha detto poco o nulla e che evidentemente non parlava di sé stesso quando, poco più di due mesi fa in una serata per promuovere le alternative all'inceneritore, ricordava il “dovere prioritario di ogni amministratore, che è quello di salvaguardare il diritto alla salute dei cittadini di oggi e di domani
4.000 e oltre auto al giorno inquinano più o meno di un inceneritore? Non ci è dato di saperlo, perché non siamo noi gli “esperti” e non ci consola sapere che Lorenzoni pensi che inquinino meno, come ha dichiarato in consiglio comunale recentemente: crediamo infatti che un approfondimento in tal senso sarebbe doveroso, ma siamo intanto sicuri che se queste oltre 4.000 auto a Lavis non ci venissero proprio la nostra aria sarebbe sicuramente migliore.
E allora dott. Lorenzoni le chiediamo di dimostrare con i fatti – e cioè mettendo in discussione anche il centro commerciale per il negativo impatto che porterà sul piano socio/sanitario - che la sua battaglia contro l'inceneritore non è solo una questione politica, ma lo è come questione di principio.

Respingiamo con forza il progetto del centro commerciale, che ci è stato calato dall'alto senz'alcun coinvolgimento, senza informazione e che con il nostro paese non ha nulla a che vedere. Contestiamo il metodo con cui si è proceduto, che ha ignorato completamente tutta la nostra comunità: non era un progetto previsto, né mai dichiarato su nessun programma elettorale, né condiviso.
Chiediamo invece che la politica locale si impegni per un serio rilancio della vita sociale della nostra borgata, delle sue attività commerciali e con la tutela del paesaggio che ci circonda, già duramente provato dallo sviluppo urbanistico degli ultimi anni. La nostra qualità della vita non dipende solo dalle nostre possibilità di acquisto: prima che consumatori siamo (ancora?) cittadini. E come tali avremmo voluto, e vogliamo ancora, essere trattati.


Nicola Pedergnana, Franco Castellan, Maurizio Carpi, Riccardo Nardon, Clelia Franceschini, Mauro Ceschini, Gianpaolo Calliari, Corrado Turco, Gabriele Tomasi,Emiliano Brugnara, Lodovico Tomasi, Elena Grazioli, Graziella Condini, Graziella Nardelli, Gabriella Rosa,Vittoria Mosna, Daniela Ianes, Maria Simoni, Marilena Andreatta, Sara Tonazzolli, Carla Grazioli, Francesco Ghensi, Cristina Casagrande, Armando Cont, Massimiliano Pilati, Walter Largher, Luca Tomazzolli, Irene Signò, Rosa Dallabetta, Cristina Bragagna, Maria Cadonna, Enrico Signò, Monica Pilati, Luca Sontacchi, Sara Fabbro, Claudio Tortora, Daniele Signò, Stefania Mattedi, Renato Mattedi, Mario Grazioli, Andrea Coppi, Paola Ferrari.

05 gennaio 2010

Un Centro Commerciale a Lavis? NO GRAZIE!

Crediamo che la vera anima di Lavis non vada ricercata in un nuovo centro commerciale.
Crediamo che un Milkshake non potrà mai sostituire il Nosiola di Pressano.
Crediamo che un Hamburger non potrà mai eguagliare le luganeghe del Paoli
Crediamo che il nostro Centro Storico non potrà rinascere grazie alla vicinanza di un Centro commerciale
Crediamo che ci sia più valore nei negozi di vicinato del centro
Crediamo che la valorizzazione della nostra comunità passi dalla riscoperta delle prerogative del nostro territorio
Crediamo che la vita sociale di Lavis non possa dipendere da un Centro Privato
Crediamo in Lavis e non in un Centro Commerciale!

www.ladige.it

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04 gennaio 2010

C’è un’Italia nuova, che può farcela!


Di Laura Cortina – Governare il territorio

L’economia ecologica riguarda in Italia già una cospicua sperimentazione di interventi locali: dalla bioedilizia all’innovazione agricola, dalle politiche di gestione dei rifiuti alle nuove produzioni di energia. Ne sono un esempio i progetti pilota degli enti locali che anche quest’anno sono stati presentati e premiati dall’associazione dei Comuni Virtuosi.

Il comune di Torranca (Salerno) che ha convertito l’intera illuminazione pubblica in led, quello di Lecce che è riuscito a servire di elettricità alternativa – fotovoltaico, eolico, solare – tutte le famiglie residenti, il comune di Prato allo Stelvio (Bolzano) che ha realizzato due centrali a biomasse, quattro impianti idroelettrici e un impianto eolico, il distretto dell’energia sostenibile dell’Appennino bolognese dove si utilizzano insieme innovazione e fonti energetiche rinnovabili patrimonio del territorio per produrre energia pulita.

Piccoli grandi esempi di politiche verdi per un futuro possibile e uno sviluppo più umano.

Quello dell’ambiente è il nodo cruciale della contemporaneità, e mai questione fu insieme tanto universale quanto locale. Le energie rinnovabili sono per loro stessa natura decentrate. E proprio localmente possono essere programmate, gestite e monitorate nel migliore dei modi. La salvaguardia degli ecosistemi è prima di tutto questione territoriale, così come la tutela dei suoli o la difesa della qualità dei sistemi idrici. Ma la sfida “verde” può essere anche una risposta concreta alla crisi di sistema che ha colpito i nostri mondi e i nostri modi di vivere.

Una recente indagine dello Iefe-Bocconi prevede addirittura che investendo in energie rinnovabili per ottemperare agli obiettivi europei del “20-20-20” (riduzione del 20% delle emissioni di gas, aumento del 20% delle rinnovabili e riduzioni complessive del consumo energetico del 20%), si potrebbero creare in Italia entro il 2020 da centomila fino a duecentocinquantamila nuovi posti di lavoro.

Secondo Unioncamere il 40 per cento delle piccole e medie imprese manifatturiere del nostro Paese stanno superando la crisi “guardando” proprio all’economia verde.

C’è un’Italia nuova, insomma, che può farcela. A cominciare dall’immenso patrimonio locale e naturale ( la montagna in primis) che possiede. In questo numero di Governare il territorio, che chiude il “2009 della crisi”, diamo voce a questo futuro possibile.

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18 dicembre 2009

Piccoli grandi dubbi sull'aggressione a Berlusconi

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Gioacchino Genchi: La genesi di Forza Italia

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03 dicembre 2009

ACQUA - “MALEDETTI VOI….!”

Napoli, 19 novembre 2009

Acqua privatizzata

“MALEDETTI VOI….!”

Non posso usare altra espressione per coloro che hanno votato per la privatizzazione dell’acqua , che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca, nei confronti dei ricchi :” Maledetti voi ricchi….!”

Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua .

Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano.

E’ la più clamorosa sconfitta della politica. E’ la stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business.

A farne le spese è ‘sorella acqua’, oggi il bene più prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’aumento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese( bollette del 30-40% in più, come minimo),ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi l’acqua? “

Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita, fonte di vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa ‘sconfitta’ in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita , per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto parlamentare sarà un “boomerang” per chi l’ha votato.

Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà .Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente comune, dai Comuni.

Per questo chiediamo:

AI CITTADINI di

-protestare contro il decreto Ronchi , inviando e -mail ai propri parlamentari;

-creare gruppi in difesa dell’acqua localmente come a livello regionale;

-costituirsi in cooperative per la gestione della propria acqua.

AI COMUNI di

-indire consigli comunali monotematici in difesa dell’acqua;

-dichiarare l’acqua bene comune,’ privo di rilevanza economica’;

-fare la scelta dell’AZIENDA PUBBLICA SPECIALE.

LA NUOVA LEGGE NON IMPEDISCE CHE I COMUNI SCELGANO LA VIA DEL TOTALMENTE PUBBLICO, DELL’AZIENDA SPECIALE, DELLE COSIDETTE MUNICIPALIZZATE .

AGLI ATO

-ai 64 ATO( Ambiti territoriali ottimali), oggi affidati a Spa a totale capitale pubblico, di trasformarsi in Aziende Speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini.

ALLE REGIONI di

-impugnare la costituzionalità della nuova legge come ha fatto la Regione Puglia;

-varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell’acqua.

AI SINDACATI di

-pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua;

-mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.

AI VESCOVI ITALIANI di

-proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano sulla scia della recente enciclica di Benedetto XVI, dove si parla dell’”accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni o discriminazioni”(27);

-protestare come CEI (Conferenza Episcopale Italiana) contro il decreto Ronchi .

ALLE COMUNITA’ CRISTIANE di

-informare i propri fedeli sulla questione acqua;

- organizzarsi in difesa dell’acqua.

AI Partiti di

- esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla gestione dell’ acqua;

-farsi promotori di una discussione parlamentare sulla Legge di iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua, firmata da oltre 400.000 cittadini.

L’acqua è l’oro blu del XXI secolo. Insieme all’aria , l’acqua è il bene più prezioso dell’umanità. Vogliamo gridare oggi più che mai quello che abbiamo urlato in tante piazze e teatri di questo paese : “L’aria e l’acqua sono in assoluto i beni fondamentali ed indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili- sono parole dell’arcivescovo emerito di Messina, G. Marra. L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne illecito profitto,e pertanto si chiede che rimanga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubbliche , che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile.”

Alex Zanotelli

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