Impronte è un laboratorio politico aperto ai contributi delle persone che vogliono partecipare attivamente e pensare, proporre e realizzare una gestione più sostenibile del nostro territorio, che metta al centro la qualità della vita, la difesa dell'ambiente in cui viviamo, per consegnare alle future generazioni un territorio più vivibile.
per contattarci: impronte@lillinet.org o tel. 338 94 63 352

16 novembre 2009

15 miliardi di Euro in armi da guerra

Probabilmente non tutti sanno che il nostro governo, entro il 31 dicembre 2009, si accinge a aereospendere qualcosa come 15 miliardi di euro – quindici – per l’acquisizione di 131 Joint Strike Fighter (e vari annessi) che, detto in parole povere, sono 131 aerei da guerra, da guerra d’attacco per giunta. Macchinari che non hanno nessuna compatibilità con le missioni di cui si fa partecipe l’esercito italiano che è – o dovrebbe essere? – organismo portatore di pace nel mondo.
Con i soldi che spenderemmo per l’acquisto di tale armamentario potremmo, ad esempio:
  • Costruire 3.000 asili nido. Costo 1 miliardo di € con beneficiari 90.000 bambini da 0 a 3 anni e 50.000 famiglie. Posti di lavoro creati: 20.000.
  • Mettere in sicurezza 1.000 scuole. Costo 3 miliardi di € con beneficiari 380.000 studenti. Posti di lavoro creati: 15.000.
  • Installare 10 milioni di pannelli solari. Costo 8,5 miliardi di € con beneficiarie 300.000 famiglie. Posti di lavoro creati: 80.000.
  • Dare indennità di disoccupazione di 700 € per 6 mesi ai precari con reddito inferiore ai 20.000 €. Costo 2,5 miliardi di € con beneficiarie 800.000 persone.
  • Ristrutturare il centro storico dell’Aquila, 5.000 case inagibili, l’ospedale e la casa dello studente. Costo 2,5 miliardi di € con beneficiarie 30.000 persone. Posti di lavoro creati: 2.000.
A segnalare tutto questo, la lista civica Rivalta Sostenibile che è la prima in Italia ad aver portato in consiglio comunale una mozione come quella riportata di seguito; mozione che non si può che sostenere. Ahinoi, lo scandalo non ha mai fine.

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Il denaro pesa più dell'acqua di Alex Zanotelli

come-risparmiare-acquaIl missionario comboniano denuncia il voto del senato che il 4 novembre ha sancito la privatizzazione dell'acqua, e invita tutti a resistere e propone a istituzioni e cittadini una serie di azioni per impedire «la fine della democrazia».

E’ stato uno shock per me sentire che il senato, il 4 novembre scorso, ha sancito la privatizzazione dell’acqua. Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da due anni. Infatti il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della Legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società, mediante il rinvio a gara, entro il 31 dicembre 2010. Quella legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era in vacanza.

Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge [l’accordo Fitto- Calderoli], il cui articolo 15, modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici, prevedendo:
a) L’affidamento della gestione dei servizi idrici a favore di imprenditori o di società, anche a partecipazione mista (pubblico-privata) , con capitale privato non inferiore al 40 per cento;
b) Cessazione degli affidamenti ‘in house’ a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni alla data del 31 dicembre 2011.

Questo decreto è passato in senato per essere trasformato in legge. Il Pd, che è sempre stato piuttosto favorevole alla privatizzazione dell'acqua, ha proposto nella persona del senatore Bubbico, un emendamento-compromesso:l'acqua potrebbe essere gestita dai privati, ma la proprietà resterebbe pubblica. Questa proposta, fatta solo per salvarsi la faccia , passa con un voto bipartisan! Ma la maggioranza vota per la privatizzazione dell'acqua. L'opposizione [Pd e Idv], vota contro il decreto-legge.

E così il Senato vota la privatizzazione dell'acqua, bene supremo oggi insieme all'aria! E' la capitolazione del potere politico ai potentati economico-finanziari. La politica è finita! E' il trionfo del Mercato, del profitto. E' la fine della democrazia.

«Se la camera dei deputati - ha detto correttamente il Forum dei movimenti dell'acqua - non ribalterà il misfatto del senato, si sarà celebrata la delegittimazione delle Istituzioni».

Per questo dobbiamo denunciare con forza:
- il governo Berlusconi che, con questo voto al senato, ora privatizza tutti i rubinetti d'Italia. «Questo decreto segna un passaggio cruciale per la cultura civile del nostro paese e per la sua Costituzione - scrivono Molinari e Lembo del Contratto Mondiale dell'Acqua. I Comuni e le Regioni vengono espropriati da funzioni proprie con un vero attentato alla democrazia».
-il partito di opposizione, il Pd, che continua a nicchiare sulla privatizzazione dell'acqua [sappiamo che il nuovo segretario Bersani è stato sempre a favore della privatizzazione].
- ed infine tutta l'opposizione, per non aver portato un problema così grave all'attenzione dell'opinione pubblica.
Per questo rivolgiamo un appello a tutti i partiti perché ritirino questo decreto o tolgano l'acqua dal decreto.
E questo devono farlo adesso che il decreto legge passa alla discussione nella camera dei deputati. Si dice che il decreto potrebbe essere votato il 16 novembre.

E ai partiti di opposizione chiediamo che dichiarino ufficialmente la loro posizione tramite il loro segretario nazionale e diano mandato al partito di mobilitarsi su tutto il territorio nazionale.
E chiediamo altresì , ai partiti di opposizione di riportare in aula la Legge di iniziativa popolare che ha ottenuto nel 2007 400 mila firme ed ora dorme nella Commissione ambiente della camera.
Chiediamo alle Regioni di:
-impugnare la costituzionalità dell'articolo 15 del decreto Fitto-Calderoli;
-varare leggi regionali sulla gestione pubblica del servizio idrico.
Chiediamo ai Comuni di:
-Indire Consigli comunali monotematici sull'acqua;
-dichiarare l'acqua bene di non rilevanza economica;
-fare la scelta dell'Azienda Pubblica speciale per la gestione delle proprie acque. Questa opzione ,a detta di molti avvocati e giuristi, è possibile anche con l'attuale legislazione . Si tratta praticamente di ritornare alle vecchie municipalizzate.
Chiediamo ai sindacati di :
-pronunciarsi sulla privatizzazione dell'acqua tramite i propri segretari nazionali;
-mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell'acqua.

Chiediamo infine alla Conferenza Episcopale Italiana [Cei] di :
-proclamare l'acqua un diritto fondamentale umano , come ha fatto il Papa Benedetto XVI nell'enciclica Caritas in veritate dove parla «dell'accesso all'acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni» [n.27];
-protestare, in nome della vita, come afferma il Papa nell'enciclica, contro la legge che privatizza l'acqua;
-chiedere alle comunità parrocchiali di organizzarsi sia per informarsi sia per fare pressione a tutti i livelli, perché l'acqua non diventi merce.

Infatti l'acqua è sacra, l'acqua è vita, l'acqua è un diritto fondamentale umano. Questo bisogna ripeterlo ancora di più, in un momento così grave in cui con il surriscaldamento del pianeta, rischiamo di perdere i ghiacciai e i nevai, e quindi buona parte delle nostre fonti idriche. E lo ripetiamo con forza alla vigilia della conferenza internazionale di Copenhagen, dove l'acqua deve essere discussa come argomento fondamentale legato al clima. Per questo chiediamo a tutti, al di là di fedi o di ideologie perché ‘sorella acqua', fonte della vita, venga riconosciuta da tutti come diritto fondamentale umano e non sottoposta alla legge del mercato.
Si tratta di vita o di morte per le classi deboli dei paesi ricchi, ma soprattutto per i poveri del Sud del mondo che la pagheranno con milioni di morti per sete.

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15 novembre 2009

amarcord

10 novembre 2009

13.08.1961 - 09.11.1989

09 novembre 2009

Obbligo di edifici autosufficienti dal 2019 in Europa (quelli pubblici entro il 2015)





Tutti gli edifici costruiti nell'Unione Europea dopo il 31 dicembre 2018 dovranno essere autosufficienti dal punto di vista energetico!

Lo ha deciso il parlamento europeo approvando un testo elaborato dal Comitato per l'industria, la ricerca, e l'energia (ITRE).
In altre parole gli immobili dovranno produrre tanta energia quanta ne consumano in loco, ad esempio tramite pannelli fotovoltaici.

Entro la fine del 2010 la Commissione Europea dovrà stabilire una dettagliata definizione di "edificio a energia zero" comune per tutti gli stati.

Il parlamento vuole, inoltre, che ogni stato membro fissi degli obiettivi nazionali per gli edifici esistenti, che consistono nel fissare delle percentuali minime di edifici che dovranno essere a energia zero entro il 2015 e entro il 2020 rispettivamente.
Si è stabilito inoltre che gli stati membri dovranno dare l'esempio: infatti per loro il termine è fissato al 2015. Dal 2016 quindi gli edifici pubblici dovranno essere autosufficienti sia quelli vecchi che quelli di nuova costruzione!

Ma non è finita qui:
- si è eliminato l'obbligo dello studio di fattibilità per l'utilizzo delle energie rinnovabili.
- si aumenterà in modo significativo del denaro da usare per l'efficienza energetica del fondo Regionale per lo sviluppo.
- entro il 2014 verrà creato un fondo apposito per promuovere investimenti privati e pubblici per progetti finalizzati ad incrementare l'efficienza energetica degli immobili. Il fondo sarà finanziato dal budget comunitario, dalla banca europea per gli investimenti e dagli stati membri.
- saranno definite riduzioni dell'IVA per merci e servizi relativi all'efficienza energetica e alle energie rinnovabili negli edifici.

I membri del parlamento europeo vogliono anche che siano utilizzati contatori "intelligenti", in tutti i nuovi edifici e in quelli che subiscono una significativa ristrutturazione, che possono misurare quanta e in quali momenti del giorno viene consumate energia elettrica.

Anche le seconde case o le case da vacanza non si potranno sottrarre ai nuovi limiti, ma per esse saranno i singoli stati a fissare gli standard a cui dovranno aderire.

I soli edifici che sono esclusi dalla direttiva sono le case di meno di 50 metri quadrati di superficie, gli edifici religiosi, gli immmobili temporanei usati per meno di 18 mesi, gli edifici agricoli e per workshops con bassa domanda di energia, e gli edifici storici in cui le misure per l'efficienza energetica altererebbero in modo inaccettabile il loro carattere.


Fonte: Parlamento Europeo

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07 novembre 2009

Democrazia

meraviglioso Giorgio

Bisogni e servizi

La ricostruzione della società ha inizio quando i cittadini cominciano a dubitare.
Ivan Illich - 1978


Mi sembra un buon inizio questa frase di Illich, ripresa da un suo testo del 1978 - Disoccupazione creativa - per affrontare un tema che credo riguardi da vicino chi si occupa di sociale o comunque ne è vicino: quello del ruolo dei servizi professionali.
Illich scrive queste righe infatti in un capitolo dedicato ai Servizi professionali menomanti nel quale affronta il problema dell'impoverimento delle risorse individuali dei cittadini a seguito della delega da questi data – e in parte a questi tolta - ai servizi di tipo professionale, nati per rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini, bisogni a loro volta nati come conseguenza del modello di sviluppo economico.
Bene, secondo Illich, i servizi professionali del sociale, del mondo scientifico, della sanità hanno di fatto tolto agli uomini un potere che era loro, quello di riconoscere i propri bisogni, e li hanno trasformati in consumatori. Nel nostro caso, parliamo di sociale, in consumatori di assistenza, ai quali i servizi professionali diagnosticano i bisogni e ne offrono le risposte.

Su questo, duro, ragionamento, si innesta un'approfondita riflessione, dello stesso Illich, sul modificarsi dei bisogni: in un tempo breve è avvenuto un mutamento importante, in quanto sono cambiati radicalmente i mezzi per soddisfare i bisogni. Il motore ha fiaccato il muscolo, la scuola ha spento la curiosità individuale, scrive Illich e per la prima volta i bisogni coincidono quasi esclusivamente con delle merci.
Secondo Illich l'unico modo per aiutare le persone a riconoscere veramente i propri bisogni ed i modi per soddisfarli è quello di eliminare le categorie dei servizi professionali esistenti; processo che può avere inizio solamente se i cittadini assumono un atteggiamento scettico e privo di deferenza nei confronti dei professionisti (come indicato nella frase iniziale).

Mi sembrano queste delle riflessioni importanti che devono in qualche modo interrogare chi opera in servizi professionali sociali: il mutamento delle condizioni di vita, lo sviluppo economico post-industriale hanno effettivamente modificato in maniera radicale i nostri stili di vita, facendo diventare una piccola parte di noi molto ricca e quindi più in grado di avere risorse per vivere meglio. Eppure ciò ha prodotto, fra i vari esiti, una crescita dell'insoddisfazione personale e, sostanzialmente, una certa dose di infelicità.
Certo, si può correttamente obiettare che morire di fame era peggio e questo è non solo vero ma sacrosanto; ma è altrettanto vero, ed è qui che vorrei che ci fermassimo a discutere, che la qualità della vita non ce la da solo il PIL, perché a forza di misurarla col PIL, siamo diventati solo produttori e consumatori di PIL e null'altro. I nostri bisogni di relazione, di pensiero, di espressione, dove li abbiamo messi? Le nostre capacità ed abilità, il nostro essere proprietari della nostra salute, dove li abbiamo parcheggiati? Io credo che si tratti di pezzetti di “potere” che dobbiamo riprenderci.

E dobbiamo riflettere, qui come “mondo del sociale”, che anche i “clienti” dei nostri servizi sociali debbono poter riconquistare “potere” (è alla base del concetto molto usato di empowerment) e questo per forza di cose significa che qualcuno quel potere lo deve cedere.

Francuccio Gesualdi1 riassume questo possibile percorso in 3 tappe:

1.riconquistare consapevolezza dei propri diritti
2.acquisire la capacità di conquistare e difendere i propri diritti
3.essere protagonisti della propria storia personale e collettiva, riappropriandosi del proprio destino

Aggiungo, e concludo, che secondo me in questo percorso l'identificazione dei bisogni e la consapevolezza e conquista dei diritti dovrebbero correre vicini vicini, altrimenti rischiamo di continuare a rispondere ai bisogni sbagliati o di riconoscerli e non poterli soddisfare pienamente.

03 novembre 2009

meno male che silvio c'è!

29 ottobre 2009

INCENERITORE: L’ALTERNATIVA C’È


Nel ricordare la manifestazione “IO NON MI BRUCIO” che si terrà sabato 31 ottobre a Trento, con partenza da Piazza Dante alle ore 15, segnalo anche la bellissima serata di venerdì 6 novembre al Palarotari di Mezzocorona.

I Comuni di Lavis, Mezzocorona, Mezzolombardo e Zambana, muovendosi da tempo su strade diverse rispetto al comune di Trento e alla PAT, promuovono un incontro informativo sui pericoli legati alla realizzazione dell’inceneritore.

Le alternative esistono ed è obbligo morale di ogni persona, amministrazione ed organizzazione politica cercare la soluzione più sana per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Parteciperanno alla serata in qualità di relatori:

Ernesto Burgio – Coordinatore scientifico di ISDE International Society of Doctors for Environment

Massimo Cerani – Ingegnere, consulente per l’energia e l’ambiente per Comuni ed aziende private

Giuseppe Miserotti – Presidente Ordine dei Medici di Piacenza

Carla Poli – Amministratrice Centro Riciclo Vedelago (TV)

Conduce: Lucio Gardin

Pagina su Facebook al seguente link: INCENERITORE: L’ALTERNATIVA C’È

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INGIUSTIZIE MIGRANTI

sabato 31 ottobre
ore 20.30
a Lavis
AUDITORIUM COMUNALE

INGIUSTIE MIGRANTI
Locandina.pdf
con
ALEX ZANOTELLI
LIA BELTRAMI GIOVANAZZI - Assessore alla solidarietà internazionale e all'emigrazione della Provincia Autonoma di Trento
ANTONIO RAPANA' - esperto diritto immigrazione

modera RENZO GROSSELLI

per parlare di immigrazione e ingiustizie, condividere, confrontarsi.

con un intervento del Tavolo IN-SICUREZZA NOI DISOBBEDIAMO

http://www.vitatrentina.it/partecipa/iniziative/pacchetto_in_sicurezza_noi_disobbediamo

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