Impronte è un laboratorio politico aperto ai contributi delle persone che vogliono partecipare attivamente e pensare, proporre e realizzare una gestione più sostenibile del nostro territorio, che metta al centro la qualità della vita, la difesa dell'ambiente in cui viviamo, per consegnare alle future generazioni un territorio più vivibile.
per contattarci: impronte@lillinet.org o tel. 338 94 63 352

29 settembre 2009

Additivi pesticidi e grassi cattivi - se li conosci li eviti

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17 ottobre 2008

PUNIRE LE DONNE? Noi siamo contrari.



Oggi, Impronte assieme a Lila del Trentino, Centro Italiano Femminile Trento e Obliquamente - Associazione Culturale di Trento ha inviato la seguente lettera a tutte le forze politiche e, per conoscenza ai media trentini.


a: tutte le segreterie delle formazioni politiche del Trentino candidate alle elezioni, perchè li girino a tutti i candidati.
per conoscenza: Quotidiano L'Adige, Quotidiano Il Trentino, Quotidiano Corriere del Trentino, Rivista Questotrentino, Rivista UCT, Rivista Vita Trentina.

Oggetto: DISEGNO DI LEGGE CARFAGNA
Richiesta d’impegno ai candidati alle prossime elezioni provinciali.

Spett.le segreterie delle formazioni politiche che si presentano per le elezioni del 26.10.
Vi chiediamo di girare questi documenti a tutti i candidati.

Buongiorno, sono Massimiliano Pilati, portavoce di Impronte - Laboratorio di Partecipazione di Lavis e scrivo a nome di quattro associazioni trentine (Lila del Trentino, Centro Italiano Femminile Trento, Obliquamente Associazione Culturale - Trento, Impronte - Lavis).
Come associazioni, per sensibilità sul tema, abbiamo deciso di sollevare il problema che a nostro avviso può emergere dalla possibile entrata in vigore del disegno di legge del ministro Carfagna sul fenomeno della PROSTITUZIONE.
Per questo, nella lettera allegata, vorremmo conoscere il parere dei
singoli candidati, al fine di avere più informazioni utili per decidere il nostro voto. Lo facciamo perchè su questo tema, a nostro avviso molto importante, non abbiamo visto nessun accenno nei programmi elettorali dei partiti, nè dei singoli candidati. Non vorremmo venisse dimenticato e crediamo che molti sono i cittadini interessati a conoscere le diverse opinioni.
Ricordiamo, con l'occasione, che la prostituzione coinvolge circa 70.000 donne lavoratrici, e ben 9 milioni di clienti, maschi, italiani. Il sesso a pagamento è quindi un dato di fatto.
Inviamo il testo ed i documenti anche ai giornali trentini, perchè
crediamo che la trasparenza e la pubblicazione di questo "dibattito" possano essere d'aiuto a tutti i cittadini.
Alleghiamo anche un volantino in formato pdf, sul quale stiamo lavorando e del quale autorizziamo la pubblicazione ai giornali, come immagine che accompagni questa iniziativa.
Auspichiamo che l'iniziativa venga valorizzata e utilizzata per iniziare una discussione sul tema che possa cogliere diversi punti di vista e per questo lasciamo anche il riferimento telefonico di Rose Marie Callà, coordinatrice di un progetto contro la tratta, ricercatrice presso l'Università di Trento che può fornire informazioni e chiarimenti sul tema della prostituzione e su questa iniziativa: 349.80.83.177

cordialmente

Contatti:
Rose Marie Callà: 349 8083177
Massimiliano Pilati: 338 9463352

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23 settembre 2008

Non c'è sicurezza senza diritti !!!

Dicono che l’afflusso di clandestini è un’emergenza nazionale.
Noi diciamo che il governo ha invocato lo stato di eccezione senza giustificata ragione per nascondere l’incapacità di rispondere alle difficoltà economiche e sociali di milioni di famiglie.
Dicono che c’è un problema di sicurezza. I lavoratori ne sanno qualcosa di insicurezza. E non solo per i continui infortuni sul lavoro: mai come in questo momento il reddito è incerto, la casa è un privilegio, il posto di lavoro insicuro, i diritti conquistati sono messi in dubbio.

anche se non potremo essere presenti, come laboratorio di partecipazione impronte sosteniamo la campagna antirazzista promossa dalle associazioni di Caserta e Napoli per il 4, 5 e 6 ottobre (www.globalproject.info/art-16973.html)

per ottenere:

1.Una regolarizzazione dei migranti che loro malgrado sono ancora irregolari e che di fatto da anni vivono e lavorano in Italia senza alcun riconoscimento. Basta stragi nei mari: è ora di prevedere canali di ingresso regolari (senza la farsa del decreto flussi) e permessi di soggiorno per ricerca di lavoro;

2.Il ritiro del “pacchetto sicurezza”(reato di ingresso illegale, 18 mesi di permanenza nei centri di Identificazione ed Espulsione, limitazioni al ricongiungimento familiare, esame del DNA per accertare la parentela, gravissime restrizioni sul diritto di asilo etc);

3.Garantire il diritto di asilo e di accoglienza. Per l’applicazione delle innovazioni introdotte dal decreto procedure e qualifiche in recepimento delle direttive europee;

4.Per la chiusura dei C.P.T! E’ scandaloso sperperare danaro pubblico per militarizzare mari, coste e città al fine di detenere persone che non hanno commesso alcun reato!
Le tasse dei cittadini devono essere investite per costruire città accoglienti e politiche di integrazione unico mezzo per avere città sicure!

5.L’introduzione del diritto di voto;

6.Il rafforzamento dei ricongiungimenti familiari e la possibilità che i bambini nati in Italia ottengano la cittadinanza.

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14 febbraio 2008

Grande Fratello o Grande Fiducia?


Sono di questi giorni le notizie di atti vandalici compiuti prima al Parco Urbano e poi in piazzetta Manci e davanti a Casa Ronc. Si parla di giovani, non meglio identificati, che avrebbero rovinato diverse piante e 4 lampioni, nonostante l’intervento di alcuni cittadini.
Si tratta di gesti che non rispettano il buon vivere comune, l’appartenenza ad un territorio, ma nemmeno rispettano le persone che ci vivono.

Sono gesti che non vorremmo vedere, con i quali non vorremmo avere a che fare: ci fanno pensare a qualcosa di brutto, poco chiaro e sfuggevole, ci fanno sentire “distanti” da quanto accade e da chi ha compiuto tali azioni. Ma sono poi anche queste le cose che ci fanno pensare al problema “sicurezza”, tanto ampliato dai media, anche a fronte di dati spesso positivi ed in continuo miglioramento rispetto ai reati più gravi.
E tutto ciò ci stride perché ci riteniamo miti, appartenenti ad una società “sviluppata”, sicuramente ricca (di soldi), che dovrebbe non avere in sé questi episodi. Come non dovrebbe trovarsi di fronte al problema della povertà di alcuni, dell’aggressività di altri o dell’emarginazione di altri ancora. La maggior parte di noi non percepisce queste come situazioni o problemi che possano riguardare in prima persona: sono sempre problemi degli altri.

Salvo che nessuno considera che dalla parte degli altri potrebbe capitare di stare anche a noi. A quel punto chiediamoci cosa vorremmo da chi ci sta vicino, dalla “società”, dalla nostra comunità più ristretta.

Crediamo che innanzitutto non vorremmo essere giudicati, ma accettati con i nostri limiti e le nostre difficoltà, assieme alle nostre ricchezze, per essere veramente aiutati. Proprio per questo, e non ci riteniamo “buonisti” crediamo infatti che una parte di positivo appartiene sempre e comunque a tutti ed è questa la leva su cui lavorare per il miglioramento. E’ questione di fiducia.

E allora vorremmo provocare, rispetto alla proposta dell’Amministrazione Comunale di mettere in piedi un sistema di videosorveglianza. Ci sembra infatti questa una strada cieca (alla faccia delle telecamere…), che va nella direzione del controllo, sempre più presente nella nostra vita quotidiana (si pensi alla mobilità, ai rifiuti…). Non condanniamo ovviamente il controllo in sé, né vogliamo giustificare gli atti vandalici avvenuti, ma vorremmo pensare ad un modo diverso di affrontare le cose.
La videosorveglianza va nella direzione di alzare un muro contro muro verso le persone che hanno compiuto questi atti. Va nella direzione di innescare una piccola, ci si consenta il termine, “guerra” contro chi li ha compiuti.
Crediamo che per questi giovani l’esito sarà di rendere forse ancora più affascinante la sfida al compiere ulteriori atti, per riuscire a “fregare” le telecamere. A quel punto saremo tutti perdenti. Avremo giovani più arrabbiati, amministratori più arrabbiati, cittadini più arrabbiati ed anche poverelli, perché la videosorveglianza costa.
E non poco: “telecamerare” il Parco Urbano e le vie del centro (e perché no la zona della biblioteca, il palazzetto, le Chiese, il parco di via Rosmini, ecc..? ma si riuscirà poi a telecamerare tutto?) vuol dire attivare un intervento corposo e costoso.
Ma non è questo il punto principale.
Quello che crediamo ci si debba chiedere è invece “che cittadini vogliamo?” Questi “giovani”, che ci piaccia o no, esprimono un loro sentimento, che probabilmente si avvicina alla rabbia, verso questa nostra comunità e che non trova spazi sani per esprimersi, né capacità di essere rielaborato. Non crediamo che “castrarlo” rappresenti una cosa positiva, perché ciò non significa che questo poi sparirà, ma che troverà altre forme di espressione, speriamo ovviamente non peggiori di questa.
Crediamo invece che questi giovani appartengano alla nostra comunità e debbano rimanerne inclusi a pieno titolo, attraverso azioni positive di conoscenza, ascolto e confronto.
Si tratta di giovani, come lo siamo stati tutti noi e che potrebbero essere oggi o domani i nostri figli.
Per questo proponiamo azioni basate sulla fiducia, volte a riallacciare i rapporti fra le persone (tanto blateriamo della società sempre più frammentata e senza legami…), che possano essere strumento di decompressione di questa rabbia e di aiuto alla sicurezza dei cittadini. Esistono, sono state sperimentate in altre zone, forme positive di intervento quali l'educativa di strada e sperimentazioni di cogestione di luoghi e spazi. Sono, questi, solo esempi, che andrebbero approfonditi e discussi.
La fiducia, come prima mossa, non significa sempre “fregatura in vista”: ha un potere forte in chi la riceve e rappresenta quindi un primo legame significativo in grado di produrre positivo cambiamento. Ha, certamente, bisogno di tempo, pazienza ed energia.
Le telecamere no, proprio non le vogliamo; non rappresentano il nostro desiderio di una società capace di guardarsi, capirsi ed aiutarsi.

«Io non credo nelle vittorie ottenute in fretta, con la violenza. Gli amici bolscevichi che guardano con interesse al mio insegnamento, devono comprendere che per quanto possa condividere e ammirare le aspirazioni e i sentimenti nobili, io sono inflessibilmente contrario ai metodi violenti, anche quando vengono posti al servizio della causa più nobile. … L’esperienza infatti mi insegna che dalla falsità e dalla violenza non possono scaturire risultati positivi duraturi»
Mohandas Karamchand "Mahatma" Gandhi

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